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Mon voyage 2006.

Vous partez en Cote d'Ivoire? vous avez des questions? parlez-en aux ivoiriens et expatries.
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Message par Essaba » juil. 06, 08 4:17 pm

4

Cerco d'andare avanti un po' nel racconto. oggi qui in Pianura Padana cielo grigio, caldo umido e afoso , modello Abidjan. Sudi senza muoverti... ci vuole un sottofondo musicale adatto mentre scrivo. Scelgo Tiken Jah "L'african" adoro questo CD mi prende l'anima..

La cosa che mi disturba veramente di questa città è l'umidità.. soprattutto nella casa dove eravamo noi i muri tradusano umidità, anzi, quando piove , e Dio solo sà che quando piove da voi piove forte, l'acqua entra dentro la casa.... quando sono tornata ho dovuto lasciare scarpe e vestiti all'aperto per 4 giorni. Le suole di cuio delle scarpe avevamo la muffa..

Ok, mi sto dilungando. Fuori dal maqui ci avviamo verso casa. Posto di blocco. Cavoli nelle fretta abbiamo dimenticato i passaporti a casa. Vedo il nostro amico trattare con i militari. Ma sembra che questa volta la solita offerta di denaro non basti. Io e la mia amica siamo in macchina. Morte di sonno e stanchezza. Si avvicina a noi e ci comunica che il militare vuole il mio n. di telefono.

Oh no.. quella cretina della mia amica ride..lei è già stata in C.I, e dice "benvenuta in C.I." e mi incita a dargli il n. Io ho paura. Il militare dice che vuole solo offrirmi da bere un giorno che non è di servizio. Ma io non voglio bere con un miliìtate, non voglio dargli il n., Non sono venuta qui per i militari. Alla fine ho dovuto cedere alle pressione dei miei amici. guarda che se non dai il tuo n. stiamo qui sino a domani"
Cazzo..do' il n., quello controlla subito se è esatto facendomi uno squillo. Cosi' sapevo che era lui.Mi ha dato il tormento per 2 giorni. Non ho mai risposto ma , nei giorni successivi avevo il terrore di reincontrarlo in un posto di blocco. Fortunatamente non l'hp piu' incontrato.

Sembra che il destino in questi giorni mi sia contro. C'è un temprale pazzesco. Spengo ho paura di perdere il tutto . By by

Dernière modification par Essaba le juil. 08, 08 8:29 am, modifié 1 fois.
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Essaba
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Message par Essaba » juil. 08, 08 9:15 am

5- bè, io continuo tu dove sei?

Finalmente ritornati a casa, sono partita stamattina e mi sembra di essere in giro da un secolo. Il cielo sta schiarendo. Che strane le albe in questo paese. Non esistono, neppure i tramonti. Da un momento all'altro c'è luce e poi.. piu' nulla.

dormiano un paio d'ore. Poi il quartiere si anima. Mi alzo, sono curiosa per natura, salgo sul tetto della casa. Un tetto piatto , la casa non è finita. Cosi' come tante altre . Case fatte con mattoni grigi prefabbricati. Li usano anche al sud da noi.

I contorni del quartiere si fanno piu' chiari. Eh, a prima vista sembra di essere in certe parti del sud d'Italia. Effettivamente, nei giorni successivi, mi convinsi che certe parti di Abidjan sono come il nostro sud d'Italia all'ennesima potenza. No servizi, no lavoro, stato assente, e l'arte piu' diffusa è quella dell'arrangiarsi per vivere.

Vicino a casa c'era una piccola moschea . La voce del muezzin si mescola con la musica di qualche maqui li' vicino. Una costante che ho potuto notare nel vostro paese è la mescolanza continua di sacro e profano. E l'assoluta mancanza di silenzio. Non c'è mai silenzio totale neppure nelle ore piu' profonde della notte, neppure in quella parte di Koumassi , dove la gente và a letto presto perchè si alza presto.

Dalla mia postazione vedo gente che và e che viene. Ma quanto camminano, dove vanno? Donne con i fianchi fasciati da pagne multicoli, con il mondo sulla testa. Dio mio come fanno a portare tutto quel peso sulla testa? Non solo. Dietro alle schiene bambini piccoli.
Un'altra caratteristica. I bambini. Da noi non vedi tanti bambini tutti insieme neppure nei cortile dele scuole. Già. La scuola. Pochi i bambini che ho visto andare a scuola in quella parte di Koumassi. Ma ne ho visti tanti che si incamminavano al mercato con le proprie madri. Piu' in là nei giorni ho potuto constatatre che i bambini erano adeeti alla vendita di sacchetti d'acqua, fazzolleti di carta, frutta e qualt'altro potessere stare nelle loro piccole mani o sulle loro piccole teste.

Guardavo quei bambini e il pensiero andava a mia figlia. A quest'ora lei era al mare con la zia, si divertiva, la bici nuova regata dal padre i sui bei vestitini, le sue barby. Ma quante cose hanno i nostri figli? Quante cose inutili ci sono nelle nostre case?

Guardavo quei bambini e piangevo. Ormai era diventata una costante. In quel momento arriva sul tetto la mia amica e dice "Oh non farai 15 giorni a piangere? Questa è l'Africa facci l'abitudine altrimenti starai male" No, non ho pianto per 15 giorni, ma 7, ma non ci ho fatto l'abitudine.. solo una passiva accettazione delle realtà.

Dalla mia postazione io vedevo loro, loro vedevano me. Alzavano la testa , gli audulti mi salutavano, i bambini ridevano..che gentili.

Si fà colozaione, il nostro ospite era uscito presto e ci ha fatto trovare baguette, pane , burro e l'ikmancabile latte condensato e il caffè Nestlè..

Realizzai poi che quello che il nostro amico aveva fatto per noi era una cosa molto molto importante. Non se la passava bene. Per niente. Ma CI HA APERTO LA SUA CASA, PICCOLA, SCOMODA, calda e umida da paura, quasi sempre senza luce (ma non era colpa sua) e senza acqua. (Questa l'abbiamo fatta allacciare noi. Abbiamo fatto chiamare chi di dovere ed abbIAMO PAGATO L'ALLACCIAMENTO . Due giorni dopo il tubo era già rotto. Nuovamente senza acqua. ripagato risistemato) E c'era pure gli scarafacci, la sera, anche quelli volanti. E' un insetto che non amo particolarmente, ma ho fatto l'abitudine anche a quello.
Io ero estremamente grata a questa persona che io non conoscevo neppuro e la mia amica da 3 anni via internet, che si era fidato di noi sino al punto di ospitarci per 15 giorni.

Ho verificato che l'ospitalità è sacra da voi. Da noi NO.

Dopo clazone usciamo. Io prendo la mia macchina fotografica vecchio modello, con tanto di pellico, e la mia amica quella digitale. Ma dopo 30 minuti non avevo ancora il coraggio di fare fotografie.

Mi sembrava di essere la BIANCA che vieni li' con i suoi potenti mezzi a fotografare il degrado dei quartieri periferici per poi andare a casa e dire.. "che raba ragazzi non potete crederci" No, non volevo. Io volevo fotografare i volti delle persone.
Ma anche questo era difficile. Con che diritto. Io non sono timida, per niente, ma crdetemi li' avrei voluto passare inossorvata. Li' ho potuto constatre cosa vuol dire avere la pelle di un colore diverso.

Tutti gli occhi puntati su di me, su di noi. Continuevano ad essere le uniche bianche. E li' per tutti i 15 giorni non ho mai visto un bianco, Effettivamente non mi sembra un posto turistico. Dal tetto della nostra casa si vedevano le barecche verso la laguna.

Erano tutti molto , molto gentili. Troppo gentili. Alle volte mi sembravano persino servibili verso di noi. Soprattutto dopo che sapevano che non eravamo francesi.

Mi vergognavo, non mi piaceva questa cosa. Allora ho chiesto al nostro amico se , per favore, le faceva lui le fotografie, dopo aver chiesto il consenso, per favore, alle persone. Non volevo invadere la loro vita privata.

I bambini sono i piu' fporti. Volevano assolutamente essere fotografati. Soprattutto con la macchina della mia amica dove potevano guardare come erano venuti in fotografia. E mi chiedevano perchè fossi cosi' bianca.

Ho pensato che, se gli immigrati qui da noi avessero la stessa accoglienza, sarebbe bello. Ma qui ti guardano, sei nero e .. il piu' delle vlte non ti soddirdono. No. Si allintano, e stringono le borse piu' vicino.

Che diversità di trattamento? dovrebbero odiarci.

Io sentivo sulle mie spalle il peso delle lroo condizioni. In quanto bianca. Anche se io, individualmente, so' di non avere colpa. Ma il m io governo si'.

Il primo giorno l'abbiamo passato camminando per il quartiere. Oltre alla musica costante di sottofondo, c'erano anche degli odori . Il quartiere, in certe parti, diciamolo, puzzava. Canali di scolo a cielo aperto, immondizia ovunque, e sacchetti di plastica neri ovunque.

Io portsvo tutto a casa, nella mi aborsa, carta, fazzoletti di carta usati e si', anche perchè se volevo buttarli nel cestino.. i cestini per le strane io non ne ho visti.

Comunque anche i rifiuti domestici non venivano raccolti, tutto finiva nella laguna.. o bruciato-- Mi domando cosa ci sarà mai in quella laguna.. e noi nei maqui per strada per 15 giorni abbiamo mangiato pesce della lagUNA.

Non sono morta, ma mi è venuta una diarrea fastidiosissima. Durata quasi 4 giorni, che su 15 fanno unas bella media. Mi ero portate le medicine, ma nonsno bastate. Farmacia. Cavoli, ho capito perchè si muore in africa. I farmaci costano quanto da noi in Italia. Una pazzia. Non per me, ma per i locali.

Comunque avere la diarrea ad Abidjan è un grandissimo problema. trovare un locale con un bagno decente è un'impresa titanica. Per cui mi sono servita di improbabili "servizi igienici". Mi è andata bene. Non ho preso nient'altro che la diarrea.

Tutto mi affascinava di quella città. Dovevo telefonare a mia figlia. Ma la corrente elettrica , per il secondo giorno, ancora non c'era. Lo seppi entrando in un posto dove c'er aun cartello che indicava i prezzi per telefonare all'estero. Una piccola stanza, tre telefoni, un caldo pazzesco li' dentro, ventilatori a soffitto che senza corrente non servivano a niente.. ma seduto sulla sedia c'era un ragazzo di una bellezza sconvolgente. Sono rimasta a bocca aperta.. prima di chiedere se potevo telefonare. Lui se ne è accorto ed abbiamo socializzato.
Nei giorni successivi andavo sempre da lui a telefonare, e lui, qualche volta, si univa a noi la sera a bere birra nei maqui.

Non era l'unico che si univa a noi Quale mezzo migliore per socializzare con la popolazione locale che delle buona birra fredda Flag!? A me piaceva la Flag

Intorno a quei tavoli dovevamo rispondere a un sacco di domande. Alle volte uscivano dibattiti interessanti. parlavamo della legge sull'immigrazione italiana, di quanta gente muore in mare, loro non avevano tutte queste notizie,. erano molto interessati alle nostre informazione. Noi cercavamo di convincerli a non venire in europa. Mi chiedo quanti ne avremmo convinti con le nostre parole? Pochi credo.

Ci chiesero se era vero che eravamo italiane perchè non vestivano Gucci o Armani? Oh fratellino, quella è roba per ricchi e noi non lo siamo. Poi spiegavamo loro che eravamo anche concettualmente contrarie, cosi' come eravamo contrarie alla Nestlè, alla Nike a tutto cio' che per loro era il mito occidentale.. che eravamo atee e comuniste. Ci guardavano come se fossimo deleìle strane donne

Ok.. alla prossima, nella speranza che il fratello traduca.. baci baci

Se sono troppo lunga o la cosa non interessa, fatemelo sapere..
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Essaba
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Message par Essaba » juil. 10, 08 10:59 am

6.. l'assenza di traduzione continua.. e io pure..lo so' che non sono molto lineare nel mio racconto, e sono anche cosciente del fatto che, chi mi legge, queste cose le conosce già e anche bene, e che avete altri problemi da affrontare che stare qui a perdere tempo con il mio racconto, ma ho piacere , se riesco, di trasmettervi l'amore che ho per il vostro paese.. e per la sua gente..per quello che ho ricevuto in solo 15 giorni in cambio di niente.. chiedo scusa a chi traduce per gli errori che faccio nello scrivere.. vado di fretta e non rileggo..

Il terzo giorno, finalmente la luce..non per tutto il giorno pero'.. la cosa si ripeteva saltuariamente, e senza avviso, anche nei prossimi giorni.
La gente sembra abituata a tutto. Una rassegnazione che pero' non è una rassegnazione, una specie di abitudine ad essere abbandonati dalle Isatituzoni . In quei quartieri, e non era l'unico, il popolo sembrava abbandonato a sè stesso. Le strade non sono strade ma percorsi per moto cross, tranne il centro, e i quartieri residenziali per i ricchi, siano essi neri che bianchi. Ah, qui è una meraviglia..sembra un altro mondo. Ho visto ville con piscine e parchi enormi. Uscivano macchine tirate a lucido da quei cancelli.. molto irritante tutto cio'. NOn chiedetemi il nome di quei posti, non li ho memorizzati. Il nostro amico ci teneva a farci vedere che ci sono anche le cose belle.

Belle? Si', sicuramente erano belle, ma mi sono chiesta, come si fà a vivere serenamente in questi mondi dorati quando fuori dalla tua morta c'è tanta sofferenza? Io non ci riuscirei mi sentirei colpevole

Gli spostamentio erano snervanti. Ogni volta, per risparmiare, cambiavamo taxi, il verde, il blu, il rosso o l'arancione, non ho mai capito bene.. ogni quartiere il suo coloro..per il prezzo trattava il mio amico.. anxi, non trattava affatto il piu' delle volte preparva le monete e poi le dava all'autista, il quale, alle volte, protestava..Una cosa che mi ha colpito è il tono di voce usato. Gridate sempre. Sembra che stiate sempre litigando.. invece no.. e la cadenza del vostro francese assomiglia alla cadenza del dialetto di Bergamo. Vocali larghe.. non il Francese dei Francesi tutto precisino..precisino ..Bella la vostra parlata. Io capivo pochi, i primi giorni , poi mi sono lanciata e devo dire che i miei interlocutori sono stati fantstici. Facevano di tutto per capirmi e mettermi a mio agio. Mi sembrava persino di saperlo il francese.. invece non era vero.. pero' ci capivamo..

TRa le cose che mi hanno colpito è la facilità di mangiare a tutte le ore del giorno e della notte per le strade, e di telefonare, all'interno del paese, .Che bella idea quella degli "appel appel" (è cosi' che si scrive?). NOn devi fare fatica a cercare una cabina del tel. e neppure fare una scheda .., e non sono cari.

Visita al centro di Abidjan, ci siamo tornati varie volte per delle commissioni.
Che traffico assurdo, uno smog che mi toglie il respiro. Mercati ovunque, gli immangabili bambini e venditore ambulanti, nonchè la "Sorbonne". Così ci ha detto che si chiamava quel posto dove la gente parlava di politica. Tanti comizi diversi, in raggruppamenti sotto gli alberi.
Uno di quesi posti che l'Ambasciata Italiana diceva di stare alla larga. Per niente al mondo mi sarei persa questo momento.

Ci siamo fermate per ore, anche nei prossimi giorni. Bianchi anche li', zero. Ci siamo sedute, prima fila per ascoltare bene. Sgaurdi su di noi, come sempre, e come sempre all'inzio gfli sguardi non erano benevoli ma un po' del tipo "cosa vogliono queste due". Quando capivano che non eravamo Francesi, l'atmosfera si faceva piu' rilassata.

Un giorno il nostro amico che conosceva chi stava parlando si è avvicinato a lui.. gli ha deto qualcosa nell'orecchio e poi , il tipo dal suo microfono disse "Salutiamo le compagne italiane che sono qui in visiata nel nostro paese.. ecc.ecc." Cacchio che vergogna!!! Sarei sprofondata, avrei ucciso il mio amico per questo..Un signore seduto vicino a me, mi ha offerto una bibita rossa chiacciata.. credo fosse bissap o Karkadè..potevo rifiutare solo perchè avevo paura della diarrea? No, sarebbe stato molto scortese..

Che emozione essere immerse in tutta quella gente che parlava del futuro del proprio paese. Sembrava di essere negli anni 70 qui in Italia. Quando c'era la voglia di cambiare, quando pensi che la tua azione puo' essere valida. Organizzarsi, lottare, discutere. Voglia di riscattarsi dal passato.
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Re:Mon voyage 2006.

Message par Essaba » juil. 12, 08 11:32 am

Gbap ci sei? dammi un segno..
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Message par eleonora » juil. 23, 08 8:15 am

CARA SORELLA MIA...qui tu non stai scrivendo le tue emozioni,ma un vero e proprio libro che non so a quanti ivoriani possa interessare...personalmente credo che le emozioni sono private,mie e solo mie...
ma chere soeur,içi tu ecrive pas tes emotions,ma un vrai livre que je pense enteresse peu a les ivoiriens....je pense que mes emotions reste privè.........
ma je te veux tressss tres bien..on vis la cote d'ivoire avec les jeux et le coeur,avant d'aimer un homme ivoirien,j'ai apris aimer la cote d'ivoire,la musique,le coleur du ciel,les maquis,loe sourise des enfants et le poisson a la braise...se apres vien un homme tant mieux pour moi!!bisou cherie



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Re:Mon voyage 2006.

Message par Essaba » juil. 23, 08 2:53 pm

Ciaooo Ele finalmente ti sei decisa a venire.. la mia cara  amica, la mia compagna di viaggio , è lei quella che mi ha permesso di visitare questo paese..

Vedo che il traduttore ufficiale mi ha abbandonato.. forse hai ragione tu, sarà "deformazione professionale" la mia.. sto scrivendo un libro.. e forse, loro, sono  troppo impegnati con le loro questioni interne per occuparsi delle mie emozioni.. in fondo, sono solo un'occidentale..

Ele traduci il pezzo per favore.. Grazie



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Message par Essaba » avr. 18, 09 3:21 pm

Ciao Gbap, mi sono ricordata di questo mio viaggio..beccato che non hai piu' tradotto. Ti posso chiedere perchè? Troppo lunga? troppo noisoa? Grazie
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Re:Mon voyage 2006.

Message par deyoga » juin 10, 09 11:31 am

Gbap et la suite ?
Just as the lunar seas remain inseparably associated with the moon, and add to its beauty, this world affixed to the tips of Your tusk. O Lord in the form of a boar, O Supreme Entity, Victory unto You.



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Message par Essaba » juin 10, 09 12:05 pm

Je suis heureux que tu demandes la suite, mais j'ai arrêté d'écrire Si Gbap ne traduit pas que sens il a? Et après les derniers tu échanges d'opinions arrivées entre nous je doute qu'il ait envie de traduire
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Re:Mon voyage 2006.

Message par Eburneen » juin 10, 09 12:15 pm

deyoga a écrit :Gbap et la suite ?
 Vous-là....Lol! Vous croyez que Gbapleu n´a vraiment rien à faire par ces temps-ci où la vigilence face aux Dozos du pays est de mise que de traduire le rapport interminable du voyage d´Essaba en Côte d´Ivoire? Vous ne demandez même pas à Gbapleu s´il a le temps pour le faire ou s´il a envie de continuer la traduction. Excusez-moi d´avoir répondu à la place Gbapleu!......LOOL! Gbapleu, s´il te plait, viens traduire le rapport de Essaba! C´est très important pour Essaba et le frère DEYO, ou bien?
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